Presentato a Roma il Report GIMBE “Frodi e abusi in sanità”
Il Servizio Sanitario Nazionale non deve difendersi soltanto dalla carenza di personale e dai ritardi del PNRR, ma anche da un nemico silenzioso e devastante: la corruzione. A lanciare l’allarme è l’ultimo report della Fondazione GIMBE, che fotografa un quadro preoccupante a livello internazionale, evidenziando come l’Italia stia purtroppo retrocedendo nelle classifiche sulla trasparenza, offrendo un terreno sempre più fertile a frodi e abusi.
“La cattiva amministrazione – ha dichiarato il Presidente di Anac Giuseppe Busìa intervenuto alla presentazione del Rapporto GIMBE il 19 maggio 2026 a Roma presso Palazzo Sciarra – è il primo varco attraverso cui si insinuano infiltrazioni criminali, sprechi e distorsioni. Non solo reati, ma anche malagestione: anomalie negli appalti, irregolarità nelle liste d’attesa, favoritismi nelle nomine, accreditamenti opachi. Condotte che non sempre integrano un reato, ma che sottraggono risorse e compromettono l’equità del sistema”.
Il calo dell’Italia negli indici internazionali
Il dato più allarmante emerge dal confronto globale: l’Italia offre oggi un terreno particolarmente favorevole ai fenomeni corruttivi. Il Corruption Perceptions Index 2025 di Transparency International ha assegnato al nostro Paese un punteggio di appena 53 su 100. Questo risultato non solo evidenzia una preoccupante stasi etica, ma segna un netto peggioramento rispetto all’anno precedente, facendo scivolare l’Italia al 19° posto tra i Paesi dell’Unione Europea e al 52° a livello globale. Un trend negativo che rischia di ripercuotersi direttamente sulla gestione dei fondi pubblici e sulla qualità dei servizi erogati ai cittadini.
Perché la sanità è un settore ad alto rischio
In tutto il mondo la sanità rappresenta uno dei comparti più vulnerabili a illeciti e fenomeni corruttivi. A favorire questa fragilità sono alcune caratteristiche strutturali intrinseche al sistema: asimmetrie informative profonde tra professionisti sanitari, pazienti e istituzioni regolatorie, elevata discrezionalità sia in ambito clinico che amministrativo, complessità dei processi decisionali e frammentazione dei sistemi informativi, che rendono difficili i tracciamenti, controlli deboli, non sempre tempestivi, uniti a croniche inefficienze burocratiche.
A rendere il settore sanitario un bersaglio primario per le frodi è l’enorme entità della spesa per gli acquisti pubblici. Secondo le stime fornite dall’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), ben il 25% del valore complessivo dei contratti pubblici in Italia riguarda affidamenti in sanità. Si tratta di una cifra pari a 70,5 miliardi di euro che ogni anno viene impiegata per l’acquisto di farmaci, dispositivi medici, apparecchiature sanitarie di ultima generazione, ma anche per contratti di servizi non sanitari essenziali, quali le pulizie, la ristorazione ospedaliera e i servizi di vigilanza.
«Questo dato – commenta Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE (FOTO) – seppure non consenta di stimare con precisione l’impatto economico dei fenomeni corruttivi, indica comunque l’ampiezza dell’area di spesa pubblica più esposta a fenomeni corruttivi. È proprio qui che servono più trasparenza, tracciabilità digitale, controlli tempestivi e accountability»
Gli ambiti più esposti
“L’area più esposta a rischi corruttivi e a cattiva gestione – ha aggiunto Busia – resta quella dei contratti pubblici, dove la coincidenza tra chi propone l’acquisto e chi utilizza farmaci e dispositivi può generare opacità, scelte non concorrenziali e spazi per infiltrazioni criminali, con affidamenti diretti non giustificati, procedure poco trasparenti e deroghe dovute a programmazioni inadeguate. Anac ha quindi definito misure di prevenzione mirate. Abbiamo inoltre denunciato per primi le distorsioni legate all’esternalizzazione del personale sanitario (il fenomeno dei cosiddetti ‘gettonisti’), che hanno aumentato i costi e indebolito la qualità dei servizi: occorre tornare a valorizzare il personale del SSN con concorsi meritocratici e percorsi stabili. Persistono, poi, irregolarità nelle nomine e negli incarichi, che in un settore così delicato devono essere sempre trasparenti e fondate sul merito. Anche la libera professione e la gestione delle liste d’attesa possono generare comportamenti opportunistici, motivo per cui raccomandiamo sistemi digitali integrati che garantiscano tracciabilità ed equità. Parimenti, l’accreditamento e il convenzionamento per l’erogazione di prestazioni sanitarie per conto e a carico del SSN richiedono controlli rafforzati e totale trasparenza, così come l’area dei farmaci, dei dispositivi e della ricerca clinica, dove pressioni commerciali e scelte prescrittive non sempre adeguatamente vigilate possono incidere sull’interesse pubblico. In tutti questi ambiti, raccomandiamo di potenziare in modo significativo la vigilanza sui conflitti di interessi, perché solo una gestione rigorosa e sistematica di tali situazioni può garantire che ogni decisione risponda esclusivamente al bene del cittadino e alla correttezza dell’azione amministrativa. Oltre a ciò, la trasparenza resta il presidio essenziale per tutelare i pazienti e garantire la tutela dell’interesse pubblico”.




