L’obiettivo primario è metterne al centro la sicurezza del paziente, la tutela degli operatori e la prevenzione delle cosiddette “morti sul campo”
Di fronte ai recenti e drammatici episodi di cronaca, la Federazione Italiana Medicina di Emergenza-Urgenza e Catastrofi propone al Ministero della Salute un modello operativo uniforme per prevenire le “morti sul campo” e tutelare sanitari e Forze dell’Ordine.
Negli ultimi tempi, la cronaca ha riportato alla luce una criticità strutturale che riguarda da vicino il Servizio Sanitario Nazionale e le forze di pubblica sicurezza: la gestione dei pazienti con agitazione psicomotoria e comportamenti violenti. Si tratta di eventi spesso drammatici, sfociati in tragedie che hanno coinvolto sia gli operatori sanitari sia le Forze dell’Ordine e che hanno riacceso un dibattito pubblico purtroppo condizionato più dall’emotività del momento che da una rigorosa analisi tecnica e organizzativa.
Per superare la frammentazione e individuare risposte concrete, la FIMEUC (Federazione Italiana Medicina di Emergenza-Urgenza e Catastrofi) ha predisposto una formale proposta indirizzata al Ministro della Salute per l’istituzione immediata di un Tavolo Tecnico Nazionale.
Gli obiettivi della proposta
Si mira a definire procedure operative rigorose e uniformi per la gestione dei contesti ad alto rischio, introducendo al contempo percorsi di formazione congiunta tra il personale sanitario del 118 o del Pronto Soccorso e le forze di pubblica sicurezza, garantendo così una chiara perimetrazione dei ruoli e delle rispettive competenze sul campo.
Si tratta di un tema di straordinaria attualità e di rilevante interesse per l’intero Servizio Sanitario Nazionale. Attualmente la problematica viene affrontata in modo molto disomogeneo nelle diverse realtà del Paese, affidandosi spesso a protocolli locali non coordinati. La creazione di un indirizzo nazionale unico permetterebbe finalmente di passare da un approccio emergenziale e frammentato a un sistema codificato, capace di garantire la massima sicurezza sia per i lavoratori sia per la dignità del cittadino in stato di fragilità.


