domenica, Giugno 7, 2026

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Trasparenza spesa ospedaliera: Emilia Romagna al 22%

Il Briefing Paper dell’Istituto Bruno Leoni

La trasparenza dei bilanci è il motore fondamentale per l’efficienza della sanità pubblica. Se la Lombardia guida la classifica nazionale per accessibilità dei dati e regioni come Molise e Puglia fanalino di coda, l’Emilia-Romagna si trova oggi in una posizione grigia, dove l’opacità dei conti impedisce una precisa mappatura dei margini di miglioramento sul piano della gestione e della sostenibilità strutturale del sistema.
L’Istituto Bruno Leoni (IBL), uno dei più noti centri di ricerca (think tank) italiani,
ha recentemente pubblicato un Briefing Paper sulla sanità dell’Emilia-Romagna che analizza tutta una serie di dati concentrandosi sul problema della trasparenza dei bilanci nelle strutture ospedaliere pubbliche, comparando l’Emilia-Romagna alle altre regioni italiane.
La ricerca è stata presentata in anteprima dal Prof. Paolo Belardinelli (foto) giovedì 14 maggio nella suggestiva cornice dei Chiostri di San Pietro a Reggio Emilia nel corso dell’incontro “L’integrazione del privato accreditato nel sistema sanitario dell’Emilia-Romagna” organizzato da AIOP Emilia Romagna. L’apertura dei lavori e i saluti istituzionali sono stati affidati a Fabrizio Franzini, Presidente provinciale AIOP Reggio Emilia, a Francesca Bedogni, Vicepresidente della Provincia di Reggio Emilia, e a Marco Massari, Sindaco del Comune di Reggio Emilia, a cui sono seguiti gli interventi di numerosi e autorevoli relatori.

Trasparenza, analisi dei conti economici e impatto sull’efficienza

Il dato più macroscopico ed emblematico emerge dall’analisi degli ospedali universitari regionali, gli unici di cui sia possibile consultare i conti economici di dettaglio. L’analisi dei bilanci dei cinque ospedali pubblici universitari dell’Emilia-Romagna (Parma, Modena, Sant’Orsola e Rizzoli di Bologna, Sant’Anna di Ferrara) rivela una discrepanza significativa: a fronte di ricavi complessivi per 2,5 miliardi di euro, ben 318 milioni (circa il 13%) non sono riconducibili ad alcuna prestazione sanitaria, di ricerca o funzione specifica.

Questa enorme cifra, priva di una giustificazione contabile trasparente legata ai servizi erogati, è interpretabile a tutti gli effetti come una forma di ripiano implicito da parte della Regione, una manovra necessaria a coprire i disavanzi e mantenere artificialmente i conti in equilibrio.

Il conflitto di interessi in capo al soggetto pubblico: controllore, finanziatore ed erogatore dei servizi.

“La sanità dell’Emilia-Romagna sotto l’aspetto della governance non rappresenta un modello eccezionale nel panorama dei sistemi sanitari regionali italiani” si legge nel Brifing Paper dell’IBL che spiega che come negli altri sistemi regionali, a eccezione di quello lombardo, le competenze di finanziamento, erogazione e controllo dei servizi sanitari stanno di fatto in capo a un unico soggetto, ovvero la regione, che le esercita primariamente tramite le Aziende Unità Sanitarie Locali (AUSL).
Una cornice istituzionale che ha preso forma a partire dall’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale nel 1978. “Un monopolio di fatto, in cui ogni alternativa al finanziamento e all’erogazione pubblici dei servizi sanitari sono stati perlopiù trattati come eccezione, senza tentare di accompagnare la creazione di alternative in maniera sistematica. Gli stimoli da parte del legislatore nazionale volti a scalfire questo monopolio, o quantomeno per tentare di alleviare le storture da un sistema così disegnato, date principalmente dal conflitto di interessi in capo al soggetto pubblico, che è uno e trino: controllore, finanziatore ed erogatore dei servizi”.

Bilanci aggregati e dati parziali: l’ostacolo della Ragioneria dello Stato nel confronto tra ospedali. Il 78% della spesa resta sommersa all’interno dei bilanci aggregati delle AUSL.

La Banca Dati delle Amministrazioni Pubbliche della Ragioneria Generale dello Stato raccoglie i conti del SSN tuttavia – si legge nello studio – non permette di confrontare la gestione dei singoli ospedali. Nella maggior parte delle regioni, la gestione diretta delle strutture da parte delle AUSL comporta la pubblicazione di soli bilanci aziendali complessivi. Gli ospedali fisici, effettivi erogatori delle prestazioni, non hanno l’obbligo di presentare rendiconti autonomi, lasciando i loro costi specifici nell’ombra.

In questo scenario, con l’eccezione della Lombardia, solo gli ospedali pubblici universitari costituiscono un’eccezione. Essendo enti autonomi, sono tenuti a pubblicare il proprio bilancio, rimanendo le uniche strutture di cui sia possibile verificare con precisione la sostenibilità economica, valutando quanta parte dei costi di gestione sia coperta dai ricavi delle prestazioni e dei servizi.

In Emilia Romagna solo il 22% della spesa ospedaliera è osservabile nei bilanci nel modo previsto dal legislatore nazionale

L’Emilia-Romagna si attesta al 22% di trasparenza della spesa ospedaliera, un dato calcolato sul valore della produzione degli ospedali a gestione autonoma rispetto al totale della spesa delle AUSL.
Questa percentuale riflette la forte dipendenza dal peso degli ospedali pubblici universitari: ad esclusione della Lombardia (dove la separazione strutturale tra ospedali e ATS garantisce una visibilità totale), in Emilia-Romagna e nel resto d’Italia solo i presidi universitari autonomi pubblicano bilanci disaggregati. Di conseguenza, ben il 78% della spesa ospedaliera emiliano-romagnola resta sommersa all’interno dei bilanci aggregati delle AUSL, impedendo una valutazione puntuale dell’efficienza dei singoli stabilimenti.

Questa quota, in linea con i trend nazionali, si configura come un vero e proprio “ripiano” economico per coprire i disavanzi strutturali. Al momento, la mancanza di bilanci disaggregati per i singoli stabilimenti della regione impedisce di quantificare l’esatta entità di questi “buchi” di bilancio nel resto della rete ospedaliera. Tuttavia, poiché i presidi universitari sono storicamente considerati i meglio gestiti, è ragionevole ipotizzare che negli altri ospedali regionali la percentuale di ripiani sul totale dei ricavi sia persino più elevata.

“Il tema è molto semplice – spiega in una nota la Consigliera Elena Ugolini – . I cittadini dell’Emilia-Romagna hanno il diritto di sapere come vengono utilizzate le risorse destinate alla sanità e quali risultati producano i singoli ospedali pubblici. Non basta conoscere il bilancio complessivo di un’Azienda sanitaria. Occorre poter capire, per ogni stabilimento ospedaliero, quali siano i costi, i ricavi e i volumi delle prestazioni ospedaliere e ambulatoriali erogate. È quanto ho chiesto già il 18 febbraio scorso, con due distinte richieste di accesso agli atti relative a quattro ospedali a gestione diretta: l’Ospedale Maggiore “C.A. Pizzardi” e l’Ospedale civile di Bentivoglio, afferenti all’AUSL di Bologna; l’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia e l’Ospedale Franchini di Montecchio, afferenti all’AUSL di Reggio Emilia”.
Elena Ugolini.
Una risposta, sì, ma ancora parziale. “Mi sono stati forniti i dati relativi ai costi, ad esempio il Maggiore nel 2024 ha sostenuto 253 milioni di costi, ma non le informazioni relative ai ricavi, al finanziamento e al valore della produzione dei singoli ospedali. Nella lettera che mi hanno inviato, si sono giustificati dicendo che “non è possibile fornire un conto economico specifico dei singoli stabilimenti ospedalieri, che presupporrebbe l’attribuzione della quota parte dei ricavi, del finanziamento e più in generale del valore della produzione (che per definizione sono attribuiti a livello aziendale) ai singoli stabilimenti ospedalieri”.
E poi precisavano che “il sistema di contabilità analitica rileva i costi per centro di costo articolati secondo l’organigramma aziendale con macroarticolazioni (Dipartimenti e Unità Operative Complesse) in parte direttamente riconducibili ad uno specifico stabilimento, in parte trasversali rispetto a più stabilimenti comportando un impiego di risorse comuni”.
Successivamente – conclude la Ugolini – mi è stato comunicato che la documentazione richiesta era stata trasmessa alla Commissione Sanità in vista della seduta del 25 maggio. Ma, esaminati i documenti, le risposte alle mie domande continuano a non esserci”.

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