“No Tu No” è il viaggio-inchiesta de “Il Sole 24 Ore” che dà voce a chi trova chiuse le porte del Ssn
Chi sono i 4,5 milioni di persone che rinunciano alle cure? Perché nel Sud Italia l’aspettativa di vita è più bassa? Come si scardina il meccanismo inceppato delle liste d’attesa? Le soluzioni vanno trovate subito, perché fuori dal Ssn, in una fila metaforica, ognuna con il suo bisogno di assistenza inascoltato, ci sono persone povere e non solo: stranieri, bambini e adolescenti, anziani, malati oncologici e cronici, persone con disabilità, cittadini discriminati per genere.
“No Tu No. Che fine fa un Paese se la salute non è per tutti” è il viaggio-inchiesta de Il Sole 24 Ore che fotografa – con dati e analisi – le difficoltà delle fasce di popolazione che pagano il prezzo più alto dell’esclusione. È un viaggio nell’Italia delle disuguaglianze sanitarie, un’accusa contro un sistema che tradisce i suoi princìpi, ma anche un manifesto per chi crede che la salute non possa essere un privilegio.

Scritto a quattro mani da Barbara Gobbi e Rosanna Magnano, giornaliste del Gruppo 24 ore, “No Tu No” dà voce a chi trova chiusa la porta della sanità pubblica. Ascoltando anche le proposte degli esperti per uscire dall’impasse e trovare strade nuove.
Il libro – scrive nella prefazione Giorgio Parisi – dà voce a chi è stato messo in secondo piano. Alcuni esempi fra i tanti. Le donne, pur vivendo più a lungo, subiscono disparità: “dagli screening oncologici alla ricerca farmacologica, il corpo femminile è ancora un territorio inesplorato”. Poi ancora gli anziani “banco di prova di un welfare al collasso”. Con 1,2 milioni di malati di demenza e liste d’attesa di venti mesi per una diagnosi di Alzheimer, Patrizia Spadin dell’Aima (Associazione Italiana Malattia di Alzheimer) racconta di famiglie sfinite da costi di 70 mila euro l’anno e di un’assistenza pubblica inesistente.




