domenica, Agosto 9, 2026

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ITALIA

“L’inganno della morte cerebrale” di Alfredo De Matteo (Maniero del Mirto)

La morte cerebrale e il confine scomparso tra vita e morte

Per secoli, definire il momento della morte non ha sollevato dubbi: essa coincideva con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’organismo. Oggi, la medicina moderna e i sistemi normativi hanno introdotto un cambio di paradigma radicale: la morte può essere dichiarata mentre il corpo è ancora caldo, il cuore batte, il sangue circola e l’organismo mantiene un’evidente unità biologica.
Il testo “L’inganno della morte cerebrale. Trapianti, eutanasia e una nuova antropologia” che presentiamo opera d’indagine apre un dibattito drammatico ed eluso: la “morte cerebrale” è un dato scientifico neutrale o una convenzione stabilita a tavolino per giustificare l’espianto di organi vitali?
La definizione legale di “morte cerebrale” consente l’espianto di organi indispensabili alla vita e avviene su un corpo ancora biologicamente attivo e mantenuto in funzione, rendendo l’atto stesso del prelievo la vera causa determinante del decesso del donatore. Si ravvisa, pertanto, una profonda contraddizione etica, biologica e giuridica.
Come evidenzia con rigore il testo, con l’introduzione dei criteri della Commissione di Harvard e l’evoluzione della bioetica contemporanea, la medicina ha smesso di limitarsi a constatare la morte per iniziare a deciderla. Un essere umano viene dichiarato cadavere per legge non perché il suo corpo abbia cessato di vivere, ma perché determinate funzioni cerebrali risultano assenti secondo protocolli clinici stabiliti normativamente.
È su questa disposizione giuridica che si regge l’intero sistema dei trapianti da donatore a cuore battente. Per gli organi indispensabili alla vita (a differenza di quelli non vitali o tessuti come cornee e singolo rene), il prelievo non può attendere la morte biologica completa, pena l’inutilizzabilità degli organi stessi.
L’opera articola la sua riflessione attraverso una serie di obiezioni stringenti che mettono a nudo la distanza tra narrazione pubblica e realtà clinica. La legge definisce “cadavere” un individuo dichiarato in morte cerebrale. Tuttavia, dal punto di vista strettamente biologico, il cuore continua a pompare sangue, la temperatura corporea è conservata e i tessuti rimangono vascolarizzati. Ai familiari viene comunicata la morte prima dell’intervento, ma se l’interruzione della vita organica avviene proprio durante l’asportazione del cuore o dei polmoni, l’espianto diviene l’evento reale e causale del decesso. Le procedure di espianto prevedono l’impiego di miorilassanti e anestetici per sopprimere reazioni motorie o emodinamiche del corpo. Questo dettaglio svela una palese aporia: se il paziente fosse un vero cadavere, l’uso di tali farmaci risulterebbe del tutto superfluo.

Trattandosi di una tematica di capitale importanza che tocca la coscienza individuale, il diritto alla vita e i confini della pratica medica, questo articolo rappresenta soltanto la prima tappa di una copertura giornalistica approfondita sulle questioni etiche, giuridiche e cliniche sollevate. Lettere e contributi vanno inviati a: redazione@emiliaromagnasanita.it 

Redazione
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