ll Rapporto AIOP rivela che la spesa privata è stabile, strutturale e non compensa i tagli al SSN
La sanità italiana non sta affatto scivolando verso una progressiva “privatizzazione”. È quanto emerge dai dati presentati in un recente evento che ha acceso i riflettori sulla complessa dinamica del finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), con l’obiettivo di portare il dibattito nella giusta prospettiva e senza “narrazioni distorte”.
L’iniziativa, presentata a Roma il 17 giugno scorso e moderata da Claudio Brachino, ha messo in luce un sistema sanitario strutturalmente duale, dove la spesa sanitaria privata si attesta stabilmente intorno al 25% della spesa totale, senza segnali di una crescita progressiva che ne indicherebbe un ruolo sostitutivo rispetto al pubblico. Anzi, nell’ultimo anno di rilevazione, la spesa privata si è attestata su uno dei valori più contenuti di sempre, scendendo sotto il 2% del PIL.
La strumentalizzazione del termine “privatizzazione”
Il Presidente Nazionale di AIOP, Gabriele Pelissero, ha denunciato la strumentalizzazione del termine “privatizzazione”, sottolineando che la spesa privata non segue una logica compensativa rispetto all’andamento del SSN, ma risponde a bisogni autonomi e diversi. Ha così dichiarato. “Dal 2010 al 2019 la spesa pubblica sanitaria è calata dello 0,10% del PIL all’anno, risalendo solo nel 2024 dal 6,19% al 6,31% del PIL. Tuttavia, le tariffe sono ferme, mentre i costi aumentano, con conseguenze sui rapporti di lavoro. La spesa sanitaria privata in Italia si attesta stabilmente intorno ai 46 miliardi di euro e non cresce a scapito del pubblico. Segue una dinamica autonoma, rispondendo a bisogni diversi e non sostituendosi al Servizio Sanitario Nazionale. Oltre il 50% riguarda prestazioni extra LEA come odontoiatria, farmaci e presidi non garantite dal SSN. Il resto comprende prestazioni coperte anche dal pubblico, ma scelte liberamente dai cittadini, come accade in ginecologia e ostetricia. Negli ultimi due anni, nonostante la pressione sul sistema pubblico, non si è registrato un aumento della spesa privata, né un effetto compensativo. Oggi coesistono due sistemi: la sanità pubblica – con operatori pubblici e privati accreditati – e un sistema parallelo, che esiste da sempre e rappresenta il 25% della spesa complessiva. Non possiamo ignorare questa realtà. Se vogliamo tutelare la salute dei cittadini in modo efficace, dobbiamo partire dai dati e lavorare per migliorare l’integrazione tra pubblico e privato. La spesa privata è ormai una componente strutturale e imprescindibile del nostro sistema sanitario”.
Stefano Moriconi, Responsabile della Segreteria Tecnica del Ministro della Salute, ha portato il plauso del Ministro Orazio Schillaci, sottolineando: “È importante riconoscere il ruolo della sanità privata accreditata perché è parte integrante del SSN e concorre all’erogazione di servizi che, soprattutto extra-LEA, non possono essere garantiti in toto dal SSN.” Moriconi ha inoltre rimarcato che una società non sana è una società più povera, invitando a una strategia sinergica pubblico-privato con maggiori investimenti in prevenzione, anche in risposta alle sfide demografiche.
Un dibattito caratterizzato da semplificazione e superficialità
“Il dibattito pubblico sui principali temi e problemi della sanità è spesso caratterizzato da semplificazione e superficialità, quando non viziato da pregiudizi per lo più di natura ideologica”. Si apre con questa affermazione di Gabriele Pelissero il testo introduttivo al Rapporto del Centro Studi AIOP dal titolo “La spesa per beni e servizi sanitari: il finanziamento da sempre ibrido del sistema salute”.
Un volume corposo che compie un lavoro prezioso: diffondere una corretta percezione rispetto al sentire comune. Per il cittadino medio, spettatore occasionale del dibattito, il “pubblico” tende ad associarsi a “senza costo individuale”, mentre il “privato” è visto come “a mie spese” per cui il sistema “pubblico” è inteso come sistema di welfare sanitario, con finanziamento collettivo e tendenza al solidarismo e il sistema “privato” come l’alternativa i cui costi ricadrebbero direttamente sul singolo soggetto che lo utilizza. Un limite enorme, ma non invalicabile. Un esempio particolarmente vistoso di questi limiti è rappresentato dall’uso della parola “privato” – scrive Pelissero – termine indubbiamente sensibile e profondamente ambiguo, che facilmente si presta a evocazioni a contenuto negativo, in contrapposizione a “pubblico” inteso come specularmente positivo. Una lettura, espressa in forma anch’essa semplificata, “oggi molto presente nel dibattito pubblico”. Ne è un evidente esempio, per rimanere fra i più recenti, l’accusa di “lucro” ai privati ogni volta che all’interno del SSN si decide di ampliare la capacità di offerta degli erogatori di diritto privato, valorizzando la capacità di essere più rapidi ed efficienti nell’esercizio di un servizio pubblico.
In che consiste questa negatività, si chiede. “Per coloro che entrano in questo confronto partendo da una visione politica chiara e consapevole, la contrapposizione pubblico e privato affonda le sue radici in quasi due secoli di storia e si traduce in una complessa dialettica, nella quale più che il binomio destra e sinistra si confrontano oggi altre contrapposizioni, fra pragmatismo e ideologia, fra statalismo e sussidiarietà, fra dirigismo burocratico e libertà di scelta”.
Il sistema di welfare sanitario rappresentato dal SSN è pubblico?
“Sicuramente è pubblica la maggior parte del finanziamento – si puntualizza dai vertici Aiop – ma non è di proprietà solo pubblica la rete di erogatori che concretamente producono le prestazioni fruite dai cittadini tramite la tessera sanitaria. Infatti, il 28,1% di tutti i ricoveri ospedalieri che il SSN rende disponibili ai cittadini, pari a 2.141.086 milioni di ricoveri, e il 36,2% di tutte le prestazioni di specialistica ambulatoriale, pari a 291.188.564 milioni, sono prodotti se erogatori di diritto privato.
Un approccio basato sui dati, sulle evidenze e sulla verifica delle fonti

Questo rapporto – prosegue – si propone di concorrere a rendere più chiari e comprensibili questi fenomeni, utilizzando un approccio basato sui dati, sulle evidenze e sulla puntuale verifica delle fonti. Il presupposto da cui siamo partiti è la conferma del valore di un sistema di welfare sanitario universalistico e solidaristico, ma anche la consapevolezza che solo analizzandone in modo approfondito le caratteristiche e l’efficacia ed efficienza, possiamo assicurarne la sua sopravvivenza, unità e a ragionevoli livelli di efficacia ed efficienza. La nostra analisi si è concentrata su di un aspetto particolare, ma assolutamente rilevante, rappresentato dal finanziamento e dalla spesa in sanità, studiandone la componente privata. Confrontabile con quella pubblica e cercando di rappresentarne nel modo più approfondito possibile la dinamica temporale e la finanziarizzazione.
La cognizione degli aspetti finanziari del flusso e della conoscenza dei finanziamenti non è, ovviamente, il solo modo per approfondire la conoscenza del sistemi sanitari, che si comportano ed evolvono anche in considerazione delle variabili organizzative e gestionali e sulla base di complessi fattori motivazionali che, tutti insieme, determinano i livelli di efficacia e di efficienza. E non meno rilevante è l’effetto delle innovazioni tecnologiche, sia nel campo strettamente biomedico sia nelle componenti più generali. La spesa rappresenta però un indicatore molto solido, oltre che uno dei temi più frequenti nel confronto pubblico sulla sanità, e la sua complessità è rilevanza ci ha portato indotti ad approfondire lo studio.




