domenica, Giugno 7, 2026

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ITALIA

Studio PIpELINe su 513 pazienti post infarto miocardico acuto

Tre anni di ricerca in sette centri pubblici finanziata dal Ministero della Salute con 348 mila euro

Lo studio è stato realizzato in tre anni coinvolgendo 512 pazienti over 65 che avevano avuto un problema di ischemia cardiaca acuta e individuati come fragili, di cui il 36% donne. Il progetto è stato coordinato dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, con il contributo di medici dello sport, cardiologi, geriatri, nutrizionisti e chinesiologi del Servizio sanitario regionale. Sette i centri emiliano-romagnoli che hanno partecipato alla ricerca: UO Cardiologia dell’ Azienda Ospedaliero–Universitaria di Ferrara, Centro Studi Biomedici Applicati allo Sport dell’Università di Ferrara, UO Cardiologia dell’Ospedale Maggiore di Bologna, UO Medicina dello Sport e Promozione della Salute dell’Azienda Unità Sanitaria Locale di Piacenza, Riabilitazione Cardiologica dell’Ospedale del Delta di Lagosanto (Fe), UO Cardiologia dell’Ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza, Medicina dello Sport dell’Azienda Unità Sanitaria Locale di Bologna.

Risultati PIpELINe Trial pubblicati sul New England Journal of Medicine

I risultati della ricerca emiliano-romagnola PIpELINe Trial sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine. La novità, messa a punto dalla ricerca, riguarda il percorso che accompagna questi pazienti al momento della dimissione dall’ospedale dopo infarto miocardico acuto. Invece di un prolungamento del ricovero per eseguire una riabilitazione/allenamento intensivo – spiega la Regione in una nota – i pazienti sono stati dimessi precocemente e agganciati a un follow-up ambulatoriale in cui si concentravano visita clinica e allenamento. I pazienti sono stati sottoposti a follow up a trenta, sessanta, novanta giorni, sei, nove e dodici mesi. Al contempo, hanno ricevuto informazioni dietetiche mirate e sperimentato una sessione di test ed esercizi con la supervisione di un esperto. Tra questi una passeggiata di un chilometro durante la quale gli veniva chiesto di dare un voto alla fatica per imparare a conoscere l’esercizio fisico e il grado di fatica che potevano tollerare, ed erano suggeriti esercizi e passeggiate da fare tra una visita e l’altra.

Il dato: riduzione del 43% del rischio di eventi cardiovascolari rispetto al gruppo di controllo.

I risultati sono significativi: dopo un anno, il gruppo che ha seguito il programma ha mostrato una riduzione del 43% del rischio di eventi cardiovascolari rispetto al gruppo di controllo. In particolare, si è osservata una diminuzione dei ricoveri per scompenso cardiaco e un miglioramento della qualità della vita e della capacità funzionale. Il progetto, frutto di una collaborazione innovativa tra medicina dello sport e cardiologia, ha permesso di dimostrare l’efficacia di un modello di intervento su misura per pazienti fragili e anziani centrato sui programmi di esercizio fisico che l’Emilia-Romagna sta sviluppando da diversi anni.

Redazione
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