De Pascale e Fabi: “Accordo fortemente innovativo. Vengono ridisegnate le fondamenta organizzative”
Annunciata l’intesa tra Regione Emilia-Romagna, Fimmg e Cisl sul nuovo Accordo Integrativo Regionale (AIR) per la Medicina generale. In conferenza stampa il 5 febbraio scorso in Regione il presidente, Michele de Pascale, e l’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi. Numerose le critiche da parte di SNAMI, FMT e SMI.
Partiamo dagli obiettivi, particolarmente ambiziosi: il passaggio da un modello organizzativo individuale a uno organico, accessibilità agli studi medici da parte degli assistiti fino a 12 ore al giorno dal lunedì al venerdì grazie alle équipe delle Aggregazioni funzionali territoriali (Aft) in qualunque sede si trovino, percorsi clinici strutturati, digitalizzazione e sburocratizzazione. E ancora, tutela dei diritti dei medici, con l’obiettivo di rendere il sistema di assistenza primaria e la carriera più sostenibile e conciliabile con la vita privata, nonostante il rapporto di lavoro di tipo libero professionale con la formazione riconosciuta come parte integrante dell’attività professionale e diritto sostenuto dal sistema.
“Un accordo fortemente innovativo, che potrà diventare un punto di riferimento anche a livello nazionale – hanno detto de Pascale e Fabi-. Al termine di un percorso lungo e complesso, nel quale abbiamo sempre creduto e nel quale le stesse rappresentanze sindacali hanno espresso il massimo sforzo e impegno, possiamo dirci molto soddisfatti, perché l’assistenza sanitaria ai cittadini e alle cittadine della nostra regione, grazie a questo accordo, migliorerà. Vengono ridisegnate- aggiungono presidente e assessore- le fondamenta organizzative strutturali e operative del medico di assistenza primaria, che riveste un ruolo prezioso e insostituibile nel nostro servizio sanitario; viene promossa la condivisione di spazi, competenze e professionisti e rafforzata la condivisione di standard a livello regionale, per dare omogeneità a tutto il territorio regionale”.
“Sarà garantita- proseguono de Pascale e Fabi- una presa in carico multidisciplinare e integrata dei pazienti, anche grazie all’introduzione di equipe multiprofessionali che operano nelle Case della comunità. Le pazienti e i pazienti potranno avere accesso agli studi medici delle Aft fino a 12 ore al giorno, cinque giorni su sette, e viene implementata la presa in carico delle cronicità. Ma viene anche rafforzata, altro punto di cui siamo molto soddisfatti, la tutela dei professionisti, favorendone la conciliazione tra vita e lavoro e introducendo misure concrete per garantire diritti fondamentali come la genitorialità. Un accordo che non esitiamo a definire storico e che, ne siamo certi, migliorerà la tutela della salute dei cittadini e delle cittadine e la gestione del lavoro da parte dei medici. Un ringraziamento sincero va a tutte le Organizzazioni sindacali coinvolte, con cui abbiamo svolto un lavoro complesso, lungo, anche impervio, ma sempre condotto con lo stesso obiettivo”.
L’evoluzione del ruolo dei medici in base al modello
L’accordo – secondo la Regione – consolida il percorso di evoluzione del ruolo dei medici di assistenza primaria che vengono inseriti in una rete professionale (Aft e Uccp) e fisica (Case della comunità) supportata da strumenti tecnologici e personale dedicato. Tra i punti cardine dell’intesa, che recepisce alcune novità introdotte dall’Accordo collettivo nazionale, l’istituzione delle Aggregazioni funzionali territoriali, pilastro obbligatorio in tutto il territorio regionale, con una popolazione di riferimento ottimale di 30mila assistiti con compiti assistenziali e di governo clinico attraverso forme mono-professionali integrate nel sistema aziendale.
Previsto quindi il “rilancio” sulle Case della comunità dove avranno sede le Unità complesse di cure primarie, che diventano a loro volta le sedi di riferimento delle Aft. Qui i medici garantiranno attività ambulatoriale continuativa (dalle ore 8 alle 20, dal lunedì al venerdì) rivolta a tutta la popolazione ad accesso diretto. I Cau attivi presso le Case della comunità o presso altre strutture territoriali (diverse dai Dea-Dipartimenti di emergenza-urgenza accettazione) diventano “Ambulatori di Aft della medicina generale” mantenendo il medesimo assetto organizzativo e di tecnologie degli attuali Cau e assicurando una risposta per le prestazioni urgenti non differibili. Conserveranno il nome di Cau quelli collocati presso i Dea, e continueranno a offrire gli stessi standard assistenziali.
Il baricentro del modello organizzativo si sposta ulteriormente dall’erogazione di prestazioni alla gestione di percorsi clinici strutturati. In particolare, la riorganizzazione – spiega la Regione – poggia su tre cardini: presa in carico della cronicità, appropriatezza prescrittiva e digitalizzazione. Viene implementato il Piano nazionale della cronicità attraverso la definizione di Piani di cura (e Patti di cura, con un approccio proattivo basato sull’analisi dei bisogni della popolazione (Population health management). Per quanto riguarda l’appropriatezza prescrittiva, viene istituito un fondo specifico per incentivare l’uso di protocolli con indicazioni cliniche esplicite integrate nelle cartelle cliniche definite a livello regionale. L’obiettivo è supportare il medico nella scelta delle prestazioni specialistiche e diagnostiche, riducendo le prescrizioni inappropriate e incrementando l’efficienza e l’efficacia complessiva del sistema. Viene infine introdotto l’obbligo di utilizzo della ricetta dematerializzata, del Fascicolo sanitario elettronico e dell’invio del patient summary, in linea con gli obiettivi del Pnrr.
Clima sindacale acceso: tutti i dubbi, le perplessità e le critiche.

Il clima sindacale in Emilia-Romagna si scalda attorno alla firma del nuovo Accordo Integrativo Regionale (AIR) per la Medicina Generale.
Molte le critiche da parte del Segretario Regionale dello SNAMI (Sindacato Nazionale Autonomo dei Medici Italiani) Roberto Pieralli. “Un documento atteso da più di vent’anni composto da oltre cento pagine meritava ulteriori approfondimenti ma questo, nonostante la nostra massima disponibilità, non è accaduto – ha precisato in occasione di una diretta Facebook con Serena Bolognesi. Il segretario, nel corso della disanima, ha specificato punto per punto quali siano le “enormi criticità” per l’attuazione del Ruolo Unico sia dal punto di vista organizzativo che sugli obettivi di esito clinico e l’appropriatezza prescrittiva. Un accordo che, tra l’altro, che “penalizza le nuove generazioni” e che non avrebbe alcun impatto significativo sulle liste di attesa. “È un sistema che rischia di scoppiare se non si mettono al centro i carichi di lavoro reali e la dignità professionale”.
Vincenzo Immordino, Segretario Regionale della FMT (Federazione Medici Territoriali), ha sollevato forti perplessità non solo sul merito dell’intesa, ma soprattutto sul metodo adottato durante le trattative. Il segretario ha infatti espresso disappunto per “l’accelerazione che ha portato alla sottoscrizione, da parte di una altra sigla sindacale, di un Accordo Integrativo Regionale (AIR) per la Medicina Generale che, oltre a presentare profili di criticità applicativa e interpretativa, è maturato in un contesto organizzativo dei negoziati, caratterizzato da convocazioni e tempi di lavoro oggettivamente sproporzionati ed estremamente discutibili”. Questa posizione non sarebbe isolata, ma rifletterebbe un malessere condiviso. “Per FMT, ma anche per altre sigle sindacali – continua Immordino – tali modalità sono apparse non rispettose del principio di parità di trattamento tra le parti e non coerenti con una corretta gestione delle relazioni sindacali”. Nonostante il giudizio critico sulla procedura, FMT riconosce alcuni passi avanti contenuti nel testo, pur ribadendo l’esistenza di nodi economici irrisolti.
“Ieri 3 febbraio 2026 abbiamo ricevuto, da parte della Segreteria della Direzione Generale Cura della Persona, Salute e Welfare della Regione Emilia-Romagna, una comunicazione contenente disposizione di un ordine del Direttore Generale con allegato lo schema di accordo avente ad oggetto: “Accordo Integrativo Regionale (AIR) in attuazione dell’Accordo Collettivo Nazionale per la disciplina dei rapporti con i Medici di Medicina Generale”, così Michele Tamburini Segretario Regionale del Sindacato Medici Italiani (SMI), rende pubblica la notizia svelando anche come nella comunicazione fosse imposto a SMI la sottoscrizione del documento entro e non oltre le ore 18.00 del 4 febbraio 2026. Nella nota stampa il segretario fa presente come la richiesta “nei tempi e nelle modalità indicate appare del tutto incompatibile con le procedure statutarie e con i principi di corretta dialettica sindacale” ed evidenzia, inoltre, “che lo SMI non è stato convocato né coinvolto nel Tavolo trattante regionale relativo alla definizione dell’accordo in oggetto. Tale circostanza assume particolare rilievo alla luce del fatto che lo SMI rappresenta, a livello regionale, l’Organizzazione Sindacale maggiormente rappresentativa in uno dei Settori disciplinati dall’ACN (la medicina penitenziaria) senza che risulti essere stato richiesto alcun contributo, parere o confronto sul medesimo settore. La situazione sopra descritta configura evidenti profili di criticità sotto il profilo delle relazioni sindacali, della rappresentatività e del rispetto delle prerogative delle Organizzazioni Sindacali firmatarie dell’ACN. Chiediamo, quindi, formalmente, di chiarire se il termine indicato per la sottoscrizione debba ritenersi perentorio e, in tal caso, di specificarne il fondamento normativo e procedurale”.
Michele Tamburini chiede espressamente che si “esplicitassero le motivazioni per le quali lo SMI non sia stato coinvolto nel percorso negoziale relativo ad un accordo che incide su un settore nel quale lo stesso risulta maggiormente rappresentativo. In difetto di quanto sopra, lo SMI ritiene che l’AIR della Regione Emilia-Romagna debba considerarsi tuttora aperto al confronto negoziale e che debba essere ripristinato un corretto percorso di relazioni sindacali, nel solco del metodo partecipativo che ha caratterizzato i precedenti Accordi Integrativi Regionali. La presente vale altresì quale formale riserva di ogni ulteriore iniziativa a tutela delle prerogative sindacali e della rappresentanza degli iscritti”.




