L’errata percezione della situazione
Molte madri italiane tendono a sottovalutare lo stato nutrizionale e il livello di attività fisica dei propri figli, contribuendo, anche inconsapevolmente, alla diffusione di sovrappeso e obesità infantile. È quanto emerge da recenti dati regionali pubblicati sul rapporto Okkio alla Salute del 2023 che mettono in luce un divario tra la realtà e la percezione genitoriale. Secondo le rilevazioni, il 57,1% delle madri di bambini in sovrappeso e addirittura il 13,6% delle madri di bambini obesi ritiene che il proprio figlio sia normopeso o addirittura sottopeso. Una visione distorta che, se non corretta, rischia di frenare ogni azione di prevenzione e contrasto del problema.
Differenze di genere e livello di istruzione
La percezione varia anche in base al sesso del bambino: tra i bambini in sovrappeso, la sottostima è più frequente nei maschi (47%) che nelle femmine (38%).
Il livello di istruzione della madre si conferma invece un fattore determinante: solo il 34% delle madri con basso titolo di studio percepisce correttamente il sovrappeso del figlio, contro il 48% di quelle con istruzione più elevata.
Quanto mangiano davvero i bambini?
La percezione della quantità di cibo assunto è altrettanto problematica: soltanto il 21,8% delle madri di bambini in sovrappeso e il 43,8% di quelle con figli obesi ritiene che il proprio figlio mangi troppo. Anche in questo caso, il livello di istruzione incide: solo il 20% delle madri con bassa scolarità riconosce un’alimentazione eccessiva, contro il 33,3% delle madri più istruite.
Attività fisica: una falsa convinzione
Il tema si estende anche all’attività motoria. Molti genitori considerano i propri figli attivi, nonostante questi non pratichino sport, non giochino all’aperto né abbiano partecipato ad attività fisiche scolastiche nei giorni precedenti. Una discrepanza che rivela quanto la percezione possa allontanarsi dalla realtà quotidiana. Le linee guida nazionali e internazionali raccomandano almeno **un’ora al giorno di attività fisica moderata o intensa, ma i dati mostrano come non sempre tale indicazione venga rispettata.
Un nodo culturale e sociale
Il fenomeno non riguarda soltanto le abitudini alimentari o motorie, ma riflette un più ampio problema di consapevolezza culturale: senza la percezione corretta del problema, diventa difficile per le famiglie intraprendere cambiamenti nello stile di vita.
Gli esperti sottolineano quindi la necessità di campagne di sensibilizzazione e di programmi educativi rivolti ai genitori, per rendere più chiaro il legame tra alimentazione, movimento e salute dei bambini.



