I dati dello studio Simi-Nutro: numeri preoccupanti dal MUST
Dallo studio italiano multicentrico condotto dai membri della Società Italiana di Medicina Interna (Simi) con il supporto del Centro per la Ricerca Indipendente della Simi (Cris) sulla prevalenza e l’impatto clinico della malnutrizione nei reparti di Medicina Interna e pubblicato lo scorso giugno sull’European Journal of Internal Medicine emerge quanto sia elevato il numero dei pazienti ad alto rischio di malnutrizione e spesso già malnutriti.
Lo studio ha coinvolto 650 pazienti ricoverati tra il 2020 e il 2023 in 16 reparti di Medicina Interna distribuiti in 15 città di 11 Regioni italiane. Più della metà del campione era composta da donne (51,5%). Per valutare il rischio e la presenza di malnutrizione sono stati utilizzati strumenti riconosciuti a livello internazionale: il MUST per il rischio nutrizionale, e il MNA-SF insieme ai criteri GLIM per la diagnosi vera e propria. I risultati parlano chiaro: secondo il MUST, il 42,3% dei pazienti era a rischio di malnutrizione, con il 17,1% classificato a rischio medio e l’82,9% ad alto rischio.
L’analisi geografica evidenzia un divario significativo: il rischio è risultato più alto tra i pazienti del Nord Italia (51%) rispetto a quelli del Centro (43,9%) e del Sud (36,5%). Ancora più allarmante il dato sulla malnutrizione già presente al momento del ricovero: applicando i criteri GLIM, il 37,3% dei pazienti risultava malnutrito, con valori che raggiungevano il 48,6% al Nord, il 38,6% al Centro e il 29,6% al Sud. Nel complesso, lo studio ha confermato una buona concordanza tra i metodi MNA-SF e GLIM, rafforzando l’affidabilità degli strumenti di valutazione utilizzati in ambito clinico.
Lo studio, realizzato con il supporto del Centro per la Ricerca Indipendente della Simi (Cris), mette in luce un aspetto spesso trascurato ma cruciale: la necessità di individuare precocemente i problemi nutrizionali dei pazienti. Un intervento tempestivo, sottolineano i ricercatori, non solo migliora la prognosi e la qualità delle cure, ma contribuisce anche a contenere i costi per il Servizio sanitario nazionale.
“Insufficienti ed insoddisfacenti le misure finora attuate nella pratica clinica quotidiana”
“Nonostante il numero delle evidenze – scrive la Società Italiana di Medicina Interna (SIMI) – si registra ancora una insufficiente consapevolezza ed una scarsa attenzione alle problematiche nutrizionali nel paziente ospedalizzato sia nei settori chirurgici che nei settori medici, inclusa la Medicina Interna. I motivi di questo gap tra cultura scientifica e pratica clinica sono da mettere in relazione a numerosi fattori, tra i quali, l’insufficiente insegnamento a livello universitario della nutrizione clinica e la mancata applicazione della corretta metodologia medica. Dati recenti indicano che la mancata standardizzazione di definizioni e criteri diagnostici e la mancanza di personale e di politiche ospedaliere dedicate impediscono la corretta e tempestiva identificazione e l’efficace trattamento dei pazienti affetti da alterazioni metabolico-nutrizionali. Recentemente, la Società Europea di Nutrizione Clinica e Metabolismo (ESPEN), ha suggerito l’utilizzo di criteri diagnostici pratici per la diagnosi delle condizioni di malnutrizione. La malnutrizione ed i disordini nutrizionali sono altamente prevalenti nei pazienti affetti da malattie croniche. Considerato il notevole impatto della malnutrizione sulla durata della degenza ospedaliera, sul tasso di ri-ospedalizzazione, sulla mortalità e sui costi sanitari, nonché il possibile impatto del ricovero stesso sullo stato di nutrizione, stupisce come ci sia ancora una scarsa consapevolezza del fenomeno e come siano ancora insufficienti ed insoddisfacenti le misure finora attuate nella pratica clinica quotidiana”.



