Infermiere, 35 anni di erosione salariale: stipendi falcidiati dall’inflazione e contratti al ribasso
Trentacinque anni di stipendi in caduta libera. È quanto emerge da uno studio curato da Andrea Bottega, segretario nazionale Nursind, e dall’economista Girolamo Zanella, che fotografa con numeri e comparazioni l’erosione salariale subita dagli infermieri italiani dal 1990 a oggi. Secondo l’analisi, un infermiere in servizio in area critica perde ogni anno oltre 9mila euro rispetto a quanto dovrebbe percepire se gli stipendi fossero stati adeguati al costo della vita. La cifra sale a più di 16mila euro se si considerano le indennità accessorie, dimezzate rispetto a trent’anni fa.
Dalle indennità ai blocchi contrattuali: le tappe della penalizzazione
La parabola discendente inizia già con la nascita del Servizio sanitario nazionale, segnata da gestioni disomogenee del personale proveniente da enti diversi. Negli anni ’90 e nel 2010 i blocchi contrattuali hanno aggravato la situazione, mentre la cancellazione della Retribuzione individuale di anzianità (RIA), del plus orario e la trasformazione delle indennità hanno progressivamente smantellato i meccanismi di valorizzazione economica della carriera infermieristica.

Carriere appiattite, stipendi livellati
Uno dei nodi centrali, sottolinea lo studio, è la contrattazione collettiva nazionale, accusata di avere appiattito le differenze retributive. Nel 1990 la forbice tra il livello più alto e quello d’ingresso era del 70%, mentre oggi, con il Ccnl 2022, la distanza tra l’area “Professionisti della salute” e quella di “Supporto” è scesa al 26%. Le risorse distribuite “a pioggia” e la mancanza di fondi mirati per premiare la professionalità hanno finito per penalizzare chi possiede competenze e responsabilità più elevate.
Una professione sempre meno attrattiva
Il quadro delineato da Nursind è preoccupante: meno iscrizioni ai corsi universitari, aumento delle dimissioni dal sistema pubblico, crescente frustrazione tra gli operatori. Una spirale che rischia di mettere in crisi la tenuta stessa del Servizio sanitario nazionale. Il sindacato lancia un appello: “Occorre una riforma urgente del sistema retributivo e di carriera. Senza un riconoscimento economico adeguato – avverte Bottega – la professione infermieristica rischia il collasso”.




